Università degli studi di Roma "La Sapienza"
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22.11.2006
Presentazione della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute - Universita' degli studi di Roma "La Sapienza"

Università degli Studi di Roma "La Sapienza" 

Scuola di Specializzazione in "Psicologia della Salute"

Nell'ambito della Facolta' di Psicologia dell'Università di Roma "La Sapienza" é istituita dall' A.A. 1998-99 la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute.

Utilizzando le competenze e le tecniche proprie della professione dello psicologo, la Scuola ha lo scopo di formare specialisti preparati a svolgere nelle organizzazioni, nelle comunità, nei gruppi e verso singoli individui, interventi di:

-promozione e mantenimento della salute;

-prevenzione e trattamento della malattia;

-analisi e miglioramento dei sistemi di tutela della salute e di elaborazione delle politiche della salute.

La Scuola che ha la durata di quattro anni rilascia il titolo di specialista in psicologia della salute, e abilita all'esercizio della psicoterapia.

Il numero degli allievi che la Scuola è in grado di accettare è fissato in 20 unità per anno di corso. Sulla base della convenzione sono riservati altri sei posti per psicologi dipendenti della Regione Umbria.

Sono ammessi al concorso per l'accesso alla Scuola i laureati in Psicologia. È requisito indispensabile il possesso dell’abilitazione professionale. È possibile partecipare “sub condicione” all’esame di ammissione; il certificato di abilitazione o dichiarazione sostitutiva va comunque depositato all’atto di regolare l’iscrizione.

Il curricolo di studi si sviluppa nell’arco di quattro anni. Ciascun anno di corso prevede 800 ore per un totale di 3.200 ore di formazione suddivise tra insegnamento formale, laboratorio ed esperienze pratiche guidate. Si tengono pertanto:

a) corsi teorico-metodologici, per un totale di 210 ore annue. Scopo dei corsi è di fornire ai partecipanti una precisa identità scientifico professionale curando particolarmente lo sviluppo dei raccordi tra teoria e pratica;

b) laboratori, per un totale di 200 ore annue.  La funzione dei laboratori è di sviluppare l'apprendimento di competenze teorico-tecniche interdisciplinari, con particolare attenzione al controllo della propria condotta professionale e all'uso della propria persona come strumento di intervento. Fra questi laboratori si distingue il laboratorio di analisi del processo formativo, come strumento interno di riflessione sull’esperienza formativa. Questo laboratorio costituisce il punto di snodo tra una didattica fondata sull’autogoverno dell’apprendimento e l’organizzazione della Scuola intesa come learning organization.

c) esperienze pratiche guidate, per un totale di 390 ore annue. Scopo di tali esperienze è di facilitare la connessione dei contenuti formativi della scuola con gli ambiti di applicazione e di personalizzare, per quanto possibile, i singoli processi di apprendimento.  Particolare attenzione viene data all’attuazione di progetti di ricerca-intervento.

La Scuola è diretta dal Prof.re Mario Bertini.

Consiglio: Il consiglio della Scuola è composto da tutti i docenti della Scuola, compresi i Professori a contratto, e da una rappresentanza di tre specializzandi, eletta secondo quanto previsto dall'art. 99 del D.P.R. n. 382/1980.

Sede amministrativa: Dipartimento di Psicologia Dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma “La Sapienza”, Via Dei Marsi 78, 00185 Roma.

In base ad una convenzione fra l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza", la Regione dell'Umbria e il Comune di Orvieto: l'attività didattico-formativa della Scuola viene svolta presso il "Centro Studi" del Comune di Orvieto (Piazza Duomo)

 

ORIENTAMENTO DIDATTICO DELLA SCUOLA

La psicologia scientifica moderna, fin dai suoi inizi, si é intensamente e specificamente occupata di problematiche riguardanti la salute e la malattia, non solo della mente ma anche del corpo: basterebbe ricordare il suo coinvolgimento con il mondo della medicina attraverso i percorsi teorici ed applicativi della psicosomatica o della psicologia medica. Con la dizione specifica di psicologia della salute, tuttavia, sembra farsi strada un orientamento nuovo, di proporzioni più vistose, e sostanzialmente più coerente con il modello psicologico.

Sviluppatasi negli Stati Uniti, la sua emergenza formale può essere ricondotta agli anni settanta con la costituzione della Divisione di Psicologia della Salute dell’American Psychological Association. La definizione che fu proposta in quella sede, e poi generalmente accettata, é la seguente:

“La psicologia della salute è l’insieme dei contributi specifici -scientifici, professionali, formativi- della disciplina psicologica, alla promozione e mantenimento della salute, alla prevenzione e trattamento della malattia e all’identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni associate, e all’analisi e miglioramento del sistema di cura della salute e di elaborazione delle politiche della salute».

 Questa definizione indica quattro obiettivi fondamentali della psicologia della salute.

1. La promozione della salute

Il primo di questi obiettivi consiste nel “promuovere” e “mantenere” la salute. E’ questo un obiettivo particolarmente importante, che caratterizza e contraddistingue in senso moderno, l’emergenza della psicologia della salute. La Psicologia, nella sua identità disciplinare, é ricchissima di ispirazioni evolutivo-sociali, e, pertanto, i contenuti dell’intervento dello psicologo dovrebbero agevolmente declinarsi nell’obiettivo di sviluppare, mantenere, ed usare pienamente le capacità fisiche, mentali ed emotive dell’individuo nella complessa rete delle sue relazioni sociali, e non solo di prevenire o curare la malattia, come un qualcosa di “altro da sé”.La centralità di questo obiettivo deriva dal processo di cambiamento in atto (vedi i ben noti documenti dell’OMS) dal concetto negativo di salute -intesa come “assenza di malattia”- a quello positivo di “stato di benessere bio-psico-sociale”.

In questo spostamento di baricentro sul versante della salute, viene coniato il termine di salutogenesi (Antonowsky, 1979) chiaramente dicotomico rispetto a quello di patogenesi. Anziché interrogarsi sui meccanismi che conducono allo stato di malattia, viene posto il tema dei fattori che orientano verso lo stato di salute. Questa impostazione comporta a vari livelli -anche a quelli delle scelte di politica sanitaria- una riorganizzazione delle priorità, con uno spostamento di accento dalle fonti della morbilità, verso un miglior sfruttamento delle sorgenti della salute.

Dal momento che la salute non può essere valutata semplicemente sulla base di criteri fisici di malattia, diviene essenziale l’identificazione di indicatori psicosociali e comportamentali di salute. Fra questi, solo a titolo di esempio, si puo ricordare la “self-efficacy”, la “hardiness”, la“competenza sociale”, l’”autostima”, la “capacità di problem solving”, la “capacità di gestione dello stress”. Lo stato della ricerca e delle esperienze applicative in questi ambiti é sufficentemente avanzato per consentire interventi mirati di tipo psicoeducativo, sia a livello individuale che in ambiti istituzionali significativi, come per es nella Scuola.

L’esigenza di mettere a disposizione della popolazione le conoscenze che la psicologia dispone per promuovere lo sviluppo personale, e quindi il benessere psicofisico, trova attuazione, per es. attraverso il paradigma dello “skills training” largamente diffuso negli USA e in alcuni Paesi europei. Si tratta di un nuovo modo di proporsi dello psicologo, non tanto per effettuare terapie su “pazienti”, quanto per favorire lo sviluppo di competenze psicologicamente rilevanti, sia per l’individuo che per il gruppo e le varie organizzazioni.

La realizzazione di questo nuovo paradigma culturale, implica il coinvolgimento di un ampio repertorio di conoscenze psicologiche di base -in campo fisiologico, evolutivo, psicosociale- orientandole verso differenziate e innovative operazioni applicative.

 

2. Prevenzione e trattamento

Il secondo obiettivo prevede la prevenzione e il trattamento della malattia. Molte iniziative, a partire da principi e conoscenze specificamente psicologiche, possono essere condotte nel campo della prevenzione. Nella genesi di diverse malattie, una forte influenza é stata universalmente attribuita a certi comportamenti o stili di vita “non sani” - come per es.il fumare, la mancanza di esercizio fisico, il consumo eccessivo di alcool, di droga, le diete inadeguate, il non uso delle cinture di sicurezza. Il comportamento é anche cruciale nella dinamica delle varie forme di incidenti, sia sul lavoro come nella strada che nelle stesse abitazioni.  Dal momento che al centro dei fattori, indicati come fortemente a rischio per una varietà di patologie e di infortuni, si trova il comportamento nella complessità delle sue dinamiche intra ed interindividuali, era naturale attendersi lo sviluppo delle pratiche di prevenzione e di intervento della psicologia; la quale viene sollecitata in tutto l’arco delle sue competenze, da quelle più di tipo psicofisiologico a quelle più di tipo psicosociale .

Sempre nell’ambito della prevenzione andrebbe ricordata l’efficacia di un’ampia gamma di tecniche psicologiche nel ridurre il rischio di malattie in qualche modo legate allo stress.

Per quanto riguarda il trattamento, oltre alle metodologie tradizionali -ivi compese quelle psicoterapiche- sarebbe sufficente ricordare il successo recente di procedure psicologiche più specifiche, come quelle adottate per es. nella terapia del dolore, delle cefalee, o dei disturbi del sonno. Si può inoltre ricordare l’ampio repertorio di interventi riabilitativi rispetto a situazioni croniche, dove spesso l’uso dei farmaci, trattando i sintomi, tende a pregiudicare la condizione di fondo el paziente. Di grande interesse infine, il controllo dei fattori psicologici nel decorso della malattia, nell’ alleviamento delle complicazioni, nella valorizzazione delle varie modalità di supporto sociale, nelle situazioni di crisi, ecc.

L’interesse sempre più evidente per la “qualità della vita”, in qualunque momento del ciclo di vita, e in qualunque livello di salute o malattia, esige, nei vari settori, il contributo di psicologi specificamente preparati.

 

3. Aspetti diagnostici ed eziologici

Il terzo obiettivo, riguarda il processo di valutazione e lo studio delle cause dirette e indirette della malattia. La incidenza e la dinamica dei fattori psicologici nel concerto multifattoriale con cui si determinano le varie patologie, ha ricevuto in questi ultimi anni un riconoscimento sempre più evidente.

A conforto dell’ipotesi che vi sia uno stretto rapporto fra dinamiche comportamentali -certamente oggetto specifico della disciplina psicologica- e processi di salute-malattia, viene spesso citata una circostanziata relazione del Ministro della Sanità americano; in questa si attribuiva a stili di vita non sani un ruolo determinante in oltre il 50% di tutte le morti avvenute nel 1976 negli Stati Uniti.

Sempre sul piano delle valutazioni eziopatogenetiche, si dovrebbero includere tutte le ripercussioni sulla salute direttamente legate a influenze psicologiche, senza la mediazione di comportamenti individuali di vario tipo. Il grande sviluppo delle neuroscienze, in generale, e della psicoimmunologia in particolare, ha reso evidente come fattori psicologici possano agire sulle cellule sugli organi e sulle funzioni, attraverso la complessa mediazione del sistema nervoso centrale. Rilevante in questo ambito é il concetto di stress, nella sua accezione allargata alle dinamiche cognitivo-emotive. Appare sempre più chiaro che la relazione fra stress e malattia non é di tipo semplice ma dipende in consistente misura da differenze individuali sia biologiche che di personalità, dal contesto, dalle risorse sociali a disposizione e, sopratutto, dalla percezione dell’evento stressante stesso. Da queste nuove concezioni si evince l’importanza delle tecniche ormai ampiamente collaudate di gestione dello stress.

 

4. Interventi nelle organizzazioni e nelle istituzioni

Il quarto obiettivo riguarda il miglioramento non solo dei sistemi di cura ma anche, più in generale, delle politiche della salute in vari contesti sociali.

L’analisi e l’intervento sulle transazioni degli operatori sanitari fra di loro e con i pazieni diventa un elemento centrale di questo processo di cambiamento. Il miglioramento della qualità dei servizi sanitari dipende non solo dalla qualità delle relazioni interpersonali all’interno del sistema, ma anche dallo stato di salute degli operatori stessi. Oltre ai problemi di “burn-out” si devono anche considerare le domande che provengono da quegli operatori -medici e infermieri- continuamene a contatto con problematiche particolarmente gravi (patologie tumorali, malati terminali, emergenze ecc.).

Ma la prestazione dello psicologo della salute non va vista solo all’interno del contesto sanitario. Proprio in virtù del suo impegno primario nel versante positivo della promozione del benessere, lo psicologo della salute deve poter trovare spazio nelle organizzazioni educativo-scolastiche, in quelle del lavoro, negli asili-nido, nelle istituzioni per anziani, nelle comunità di quartiere ecc.  Il concetto di promozione della salute, rispetto all’orientamento di prevenzione, pone un’enfasi maggiore sul ruolo degli individui, dei gruppi e delle organizzazioni come agenti attivi nella strutturazione delle pratiche e delle politiche della salute, in vista sia dell benessere individuale che collettivo.

Il programma didattico verrà arricchito dal contributo di studiosi esterni alla Scuola, individuati fra quelli più qualificati sul piano nazionale e internazionale. La scelta di questi apporti culturali verrà effettuata sulla base delle indicazioni di volta in volta emergenti nel contesto del processo formativo e nella sinergia propositiva di tutte le componenti della Scuola stessa.

 

SIGNIFICATO E ORIENTAMENTI DI UNA SCUOLA DI PSICOLOGIA DELLA SALUTE

In sintesi, si segnala come aspetto distintintivo della moderna psicologia della salute uno spostamento di accento dai concetti di patogenesi, terapia e prevenzione della malattia, a quelli che si declinano nel versante della “salutogenesi” e della promozione del benessere biopsicosociale Il passaggio alla salutogenesi, sembra consentire la progressiva emergenza, all’interno delle applicazioni professionali, di modelli teorici particolarmente congeniali con il tronco scientifico specifico della psicologia: dal modello dinamico-evolutivo, alle teorie sistemiche, al cognitivismo, alle concezioni organismico-costruttivistiche.

Nella “pro-mozione”, l’obiettivo diventa lo sviluppo della persona, dei gruppi, delle comunità, in una visione attenta alla dinamica intra e inter sistemica in cui le vicende di questo sviluppo prendono forma; questa visione si accompagna alla consapevolezza che, nella realizzazione dei vari progetti di intervento, tecnici e utenti sono coinvolti in un processo dinamico di co-costruzione, pur nella rigorosa distinsione dei  ruoli.

Sotto questa prospettiva, anziché come portatore di un repertorio di nuove tecniche e più aggiornati orientamenti prescrittivi, il vasto e articolato campo della psicologia della salute va considerato come valorizzazione, da parte della psicologia, di una sua più specifica identità scientifico-professionale.

Perché questo disegno di sviluppo delle potenzialità di contribuzione della psicologia ai problemi di salute, possa realizzarsi non solo nell’ampiezza, ma anche nella profondità culturale delle sue varie articolazioni professionali, occorre un’attenzione particolarissima al problema di formazione specialistica degli operatori.

In una moderna visione sistemica dei servizi, alla complessa differenziazione specialistica dei vari ambiti disciplinari, deve far riscontro la presenza di “specificità”, coerentemente differenziate, anche nel versante psicologico. Specie nel sistema sanitario, la presenza differenziata dello psicologo della salute, a fianco dello psicologo clinico, può costituire un elemento indispensabile per allargare lo spazio a quelle operazioni di prevenzione e promozione della salute insistentemente richieste dalle agenzie internazionali della salute. Ma non solo nell’ambito dei servizi sanitari. Proprio per le sue propensioni al versante del “ben-essere”, lo specialista in psicologia della salute può portare un contributo specifico in una vasta fascia di utenza che va dal singolo individuo, ai gruppi, alle comunità, alle organizzazioni, fino alle “popolazioni”.

Anche sulla base delle esperienze di altri Paesi, é ragionevole ritenere che l’acquisizione di competenze specifiche in questo settore, possa incrementare in modo rilevante le opportunità lavorative degli psicologi; sempre sulla base di esperienze internazionali, l’aumento di questo tipo di prestazioni, anziché gravare sui bilanci della spesa pubblica, si é dimostrato in grado di ridurli significativamente.

 

PIANO DIDATTICO

Dal punto di vista didattico la Scuola deve mettere l’allievo in grado di affrontare la problematica “salute-malattia” rileggendo l’ampio spettro dei compiti applicativi -diagnosi, prevenzione, trattamento della malattia e riabilitazione, alla luce della promozione della salute, lungo una linea nuova che costituisce il fuoco privilegiato dalla Scuola.

Il quadro culturale di riferimento, dovrebbe con chiarezza dimostrare, per qualunque ramo applicativo, la derivazione coerente da conoscenze maturate nel terreno specifico della scienza psicologica.

Al centro del processo didattico si deve porre l’attenzione alle dinamiche formative interne alla Scuola. La proposta dei laboratori e delle esperienze pratiche guidate, risponde all’esigenza di strutturare il contesto formativo in linea di coerenza con i contenuti fortemente ispirati a concezioni sistemiche e co-costruttive.

Lo studente, pur nel rispetto delle diversità dei ruoli, viene sollecitato a partecipare da protagonista, con i docenti, nella costruzione dei processi di apprendimento.

 

CONCETTO DI “LEARNING ORGANIZATION”

La Scuola come “sistema” articolato e complesso che ha l’obiettivo non tanto di raccogliere un patrimonio di conoscenze mediato dai docenti per” riversarlo” sugli studenti, quanto piuttosto di generare conoscenze nuove sulla base delle risorse -ben differenziate e purtuttavia complementari- di docenti e studenti, nel contesto più ampio delle strutture di apprendimento in cui entrambe le componenti sono coinvolte.

In questo senso l’apprendimento si muove lungo le linee di un “apprendimento organizzativo” in virtù del quale anche l’organizzazione in quanto tale apprende .

“L’apprendimento organizzativo -come sostengono gli antesignani degli studi in questo settore- avviene quando i membri dell’organizzazione agiscono come attori di apprendimento per l’organizzazione, quando cioè, informazioni esperienze, scoperte, valutazioni di ciascun individuo diventano patrimonio comune dell’intera organizzazione fissandole nella memoria dell’organizzazione, codificandole in norme, valori, metafore, mappe mentali in base alle quali ciascuno agisce. Se questa codificazione non avviene gli individui avranno imparato, ma non le organizzazioni” (Argyris e Schon, 1978).

(Importanza di fissare in memorie, di “lasciare traccia” di cose -acquisizioni, eventi ecc.- che di volta in volta appaiono rilevanti al gruppo: conservare, accrescere, cambiare il patrimonio storico della Scuola).

La Scuola di specializzazione in psicologia della salute, può pertanto diventare non solo una sede di amministrazione del sapere specialistico a vantaggio degli studenti, che di ciclo in ciclo se ne avvantaggiano, ma, in modo più ambizioso, essa può aspirare a qualificarsi come un “luogo” di cultura che nel corso degli anni si sviluppa e cresce a vantaggio di tutti, sia interni che esterni, all’organizzazione stessa.

Per la realizzazione di questo obiettivo, giocano a favore due elementi.

Anzitutto la natura fondativa di questa esperienza; solo di recente, infatti, la disciplina della psicologia della salute è stata inserita negli statuti formativi italiani, mentre la Scuola di specializzazione corrispondente, non ha precedenti nel nostro Paese.

In secondo luogo la collocazione in Orvieto, che si è potuta realizzare in virtù di una reciprocità di intenti -tanto ammirevole quanto inconsueta- fra Università di Roma e Regione Umbria. Il riferimento e la collaborazione con Orvieto, città esemplare da molti punti di vista per quanto riguarda le problematiche di salute, può offrire una serie di occasioni non solo organizzative ma anche simboliche, in grado di stimolare la motivazione e le risorse creative di tutti quelli che partecipano a questo processo fondativo.

 

OBIETTIVI TERMINALI

SAPERE

1) conoscenze teoriche

a) conoscere i principali modelli teorici implicati negli interventi di psicologia della salute (Teoria dei sistemi, costruttivismo, modello psicosociale dello stress, ecc) e le nuove acquisizioni in diversi ambiti (psiconeuroimmunologia, ecc.)

b) conoscere i principali ambiti di applicazione  della psicologia della salute.

2) conoscenze metodologiche:

saper utilizzare tecniche avanzate sul piano quantitativo e qualitativo, al fine di pianificare e condurre:

a) programmi di ricerca-intervento,

b) programmi di valutazione degli interventi

c) disegni sperimentali e non sperimentali di ricerca

SAPER FARE

1) dinamiche d'intervento

essere in grado di progettare, attuare e valutare interventi di promozione della salute, di prevenzione e di trattamento, rivolti agli individui, ai gruppi, alle organizzazioni e alle comunità, in cui si dimostri:

a) una appropriata capacità di lettura delle realtà individuali e socio-istituzionali, al fine di definire di volta in volta il proprio ruolo professionale e di cogliere il senso delle dinamiche coinvolte nel processo

b) un corretto uso dell’ analisi della domanda e dei processi di valutazione

c) competenza tecnica nell’elaborazione e applicazione di strumenti utili alla promozione della salute, alla prevenzione e al trattamento

d) capacità di valorizzare le risorse positive individuali e sociali già esistenti nell’utenza, coinvolgendola da co-protagonista nel processo partecipativo, pur nella necessaria distinzione dei ruoli.

e) competenza psicoterapeutica, in un ottica più centrata sulla promozione del ben-essere che sulla riparazione del mal-essere.

 

2) Tecniche trasversali a molteplici modalità di intervento.

Per es.:

a) tecniche del colloquio e dell’intervista

b) costruzione di questionari

c) conduzione di piccoli gruppi di lavoro, di formazione, di discussione, di sensibilizzazione e sostegno

d) condurre riunioni e assemblee di sensibilizzazione

e) condurre gruppi di sostegno

 

SAPER ESSERE

Formazione personale:

sarà obiettivo costante del contesto formativo-didattico di favorire la crescita personale dello specializzando, in tutti i repertori cognitivi-emotivi e comportamentali di base, in funzione della promozione della propria salute.

In particolare:

a) affinare le capacità personali che vengono richieste dalla professione dello psicologo della salute. (capacità relazionali, di problem solving, decision making, gestione dello stress, ecc.)

b) promuovere le capacità di autoriflessione rispetto ai processi individuali e collettivi che si mettono in atto come conseguenze del proprio agire.


Il Fondatore Prof.re Mario Bertini

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